martedì, settembre 27, 2016

Al mio Capitano

Caro Francesco,

mi perdonerai se ti do del tu ma dopo tanti anni sei praticamente uno di casa.

Innanzitutto, Auguri. 
40 anni sono un bel traguardo e tu non mi conosci e non sai quanto speravo che questo giorno arrivasse il più lontano possibile.

Tu non mi conosci e non puoi sapere che c'ero il giorno in cui hai esordito all'Olimpico, il giorno in cui hai segnato il tuo primo gol, il giorno in cui hai avuto la fascia da Capitano, il giorno in cui ti sei tirato su quella maglia con Montella e Batistuta accanto e tanti altri giorni che tu ed io sicuramente ricordiamo vividi come se fosse ieri, compreso ieri.

Tu non mi conosci e non sai delle mie serate "Io e Totti" con i dvd dei tuoi gol, dei libri fotografici su di te comprati negli anni, dello speciale del Corriere comprato anche oggi.

Tu non mi conosci e non sai quante cose sono cambiate nella mia vita in questi anni mentre tu rimanevi l'unica costante.

Tu non mi conosci e non sai le lacrime, le urla, i cori, i mezzi infarti che in tutti questi anni mi hai provocato. E non sai nemmeno della foto con te fatta a Trigoria nel lontano '99 che ancora tengo in camera. Tante cose non sai di me rispetto a quante io ne so di te e di te e me, come se esistesse un noi, ed è normale che sia così. Tu la bandiera, io semplice tifosa anonima tra bandiere di stoffa e sciarpe di lana.

Ma una cosa vorrei che sapessi anche se non mi conosci. Che in tutti questi anni in cui speravo che il tempo si fermasse e tu rimanessi sempre il 10 di questa squadra, avevo un sogno, anzi due.

Il primo che in un Roma-Udinese o qualsivoglia altra partita non di cartello, una di quelle alle 15.00 con il sole, quando lo stadio è pieno di famiglie con bambini oltre a noi soliti e sempiterni innamorati, tu avessi preso la tua fascia e l'avessi data ad un altro, quello più degno a tuo avviso, come fece Pluto con te e che in qualche modo ci dicessi "A posto, lo so che mi amerete sempre ma siete pronti ad amare qualcun altro", un passaggio di consegne di responsabilità e di amore, senza farci sentire in colpa e farci credere di lasciarti andare. Tu ci avresti indicato la strada e noi l'avremmo seguita, sapendo che a te stava bene.

Il secondo era che tu, probabilmente intorno a questa data, non so perchè i 40 mi sembravano il minimo sindacale fino a dove "averti", dopo aver realizzato il sogno numero uno ci avessi detto "Ragazzi miei (perchè se anche non ci conosci siamo tutti un po' figli della Roma di Totti), per me è ora di dirvi addio", convocando una di quelle partite di saluto con le vecchie e nuove glorie che ti hanno accompagnato, con i campioni che ti hanno osannato e quelli che hanno avuto come solo obiettivo essere almeno un decimo di te. Quelle partite da 80.000 persone, da mettere le tende davanti al Roma store all'inizio della vendita (e sì, nel sogno avrei avuto anche il biglietto in prelazione), una partita alla Bruno Conti per darti un'idea. In quella, anagraficamente, non potevo considerarlo "mio" ma sapevo che era di tutti anche solo avendolo vissuto per poco. Alla tua invece già mi immaginavo piena di aneddoti da raccontare a bambini che nel 2001 ancora non erano nati. Tu non lo sai le lacrime che avremmo pianto e sì ti avremmo chiesto di non andare e lì tu avresti detto che non andavi da nessuna parte ma che da dietro a una scrivania o in giro per il mondo avresti continuato a lavorare per il bene della Squadra. E forse un giorno (e tecnicamente questo sarebbe il sogno numero 3) ti saresti seduto su quella panchina a dirigere le operazioni.

Ecco, quando pensavo al momento di dirti addio questo sognavo, un finale diverso che non includeva  interviste al TG1 o mogli che lanciano frecciate alla Gazzetta, mai avrei pensato che potesse esserci uno schieramento per te o contro di te,  per la Roma o contro la Roma. Perchè per me tu sei la Roma. Pensavo a una festa, a un addio gioioso e pieno di malinconia, come quelle belle storie d'amore che finiscono per cause contingenti ma non perchè il sentimento sia finito. E non perchè tu fossi finito, perchè non finirai mai, ma perchè il ruolo del Capitano, così come lo vedevo io, era quello di traghettarci in quel "dopo di te" che volenti o nolenti avremmo dovuto affrontare e da soli non ne siamo capaci. Non chiederci se vogliamo più bene a mamma o papà perchè in questa storia abbiamo la cognizione di causa di un cinquenne ed entriamo in confusione e non ci capiamo più niente.

Ecco, tu non mi conosci e dei miei sogni sei anche tenuto a non curartene.
Però, te lo volevo dire, io sogno ancora di vederli realizzati.

Con l'amore di sempre,

Buon Compleanno 

Valentina




mercoledì, gennaio 13, 2016

Il giorno della marmotta


Ricominciamo.
Da capo.
Di nuovo.
Con quella sensazione di averla già vissuta questa giornata.
Di averlo già visto questo film.
Troppe volte.
Cambiano gli allenatori, cambiano i giocatori, cambiano gli schemi ma il risultato è sempre lo stesso.
Anche rileggendo questo blog che se dovemo di' che già non è stato detto?
La Gaussiana si ripete sempre.
Il teorema del limite centrale.
Gli alti e i bassi.
I copia e incolla.
E pure stasera.....
Il profondo giallorosso.
Tutto si ripete uguale.

Riporto di seguito alcuni stralci di vecchi articoli trovati nel Web che si potrebbero tranquillamente riscrivere oggi, con opportuni cambi di nomi (e non di tutti).

Settembre 2009
"Avrà chiaro Ranieri, ma ci arriveremo diffusamente più avanti, che dalla Roma, da questa Roma appena reduce da un mercato fallimentare, sul piano degli investimenti non potrà aspettarsi molto. Avrà però a disposizione una squadra che, al di là della fragilità societaria, resta ancora la componente più ricca e più affidabile. Da Mexes a Juan, da De Rossi a Pizarro, da Totti a Vucinic e Baptista, ci sono ancora giocatori di primissimo piano: bisognerà lavorare sul gioco, sull’essere squadra, sull’entusiasmo, sullo spirito di corpo.
[....]
Spalletti, come detto, ha sbagliato e ha sbagliato molto. Prigioniero spesso del suo modulo, in­capace di assorbire le pressioni, responsabile oggettivo di un’infinità di infortuni; a volte incom­prensibile nel suo vocabolario troppo ricercato e nei reali rapporti con alcuni giocatori. L’anno scorso, si diceva, con De Rossi. Stavolta, si sussurra, con Totti. Però a Spalletti bisogna riconoscere a gran voce di aver valorizzato e rivitalizzato nei suoi primi anni un’infinità di giocatori, di aver mostrato in alcuni frangenti il più bel calcio del campionato, di aver fatto lui la società, di aver guidato la squadra italiana che un anno e mezzo fa è andata più avanti in Champions, di aver sfiorato lo scudetto." 
Tuttosport

Dicembre 2011
"la squadra non c’è più, il gioco latita, la manovra è inesistente, allo stadio ci si annoia e si soffre, la rosa di Trigoria fa invidia a tutti, ma non si riesce a trovare il bandolo della matassa. Da chi dipende? Risposta del coro: è chiaro, dal mister. Ma tutte le colpe sono di Ranieri? In gran parte condivido, anche se qualche campione (definiamolo così) sta rendendo al dieci per cento. Comunque sia, la crisi è profonda ed è bene che il chirurgo intervenga drasticamente prima che la situazione diventi irreversibile." 
La signora in giallorosso

Maggio 2012
"Luis Luis, perchè sei tu Luis? Perchè sei dovuto esse così tanto Luis da nun cambià mai manco mezza idea? O perchè lo sei dovuto esse così poco da cambialla tutta insieme ala fine e da lasciacce così, co nsogno morto nela culla? Noi più che fasse domande nun potemo fa, le risposte le sai te, te che non c’hai mai voluto svelà davero l’arcano de giornate che parevano stravagantemente improntate all’autolesionismo de principio.
[....]
Noi, mo, più che artro c'avemo già voja de ricomincià, de tifà pe chi ariverà ar posto tuo, de vedè chi ariverà, che vorà fa e come lo vorà fa, e, anche solo pe statistica, probabirmente o farà mejo de te.
Da come lo farà forse capiremo se hai voluto fa troppo o troppo poco."
Kansas City

Febbraio 2013
Rilanciato dalla cavalcata sulla panchina del Pescara, trascinato in Serie A a suon di gol, Zeman sembrava l’uomo giusto per ridare entusiasmo a una piazza incapace negli ultimi anni di lottare per grandi traguardi. Il mercato gli aveva regalato giocatori di talento (Destro, Marquinhos, Balzaretti) e qualche onesto gregario (Bradley, Castan, Tachtsidis), ma soprattutto la conferma delle stelle della squadra, su tutte “capitan futuro” Daniele De Rossi.
In termini di spettacolo la squadra non ha tradito le attese: la Roma ha il miglior attacco della Serie A e il tecnico boemo ha valorizzato elementi di qualità come Florenzi, Osvaldo e Lamela, mai così decisivi in passato. La tenuta difensiva della squadra, però, da parecchie settimane faceva acqua: le squadre avversarie, non ultimo il Cagliari, avevano vita facile nella metà campo giallorossa, dove spesso si aprivano praterie tra centrocampo e difesa e tra quest’ultima e il portiere. L’ultima nota dolente riguarda proprio la gestione dei numeri uno: giubilato in fretta e furia il portiere della nazionale olandese, Stekelenburg, Zeman aveva preteso l’ingaggio di un portiere “moderno” come l’uruguaiano Mauro Goicoechea. Ironia della sorte, proprio lui è stato protagonista della “papera” decisiva contro il Cagliari: quando la palla è sfuggita delle sue mani sull’innocuo cross di Avelar ed è rotolata in porta nello stupore generale, il destino di Zeman è apparso segnato. O, forse, lo era già."
Il Fatto Quotidiano

Ctrl-c/Ctrl-v.

Tutti prigionieri del proprio modulo. Tutti responsabili degli infortuni. Tutti responsabili di squadre che segnano ma che improvvisamente prendono troppi gol. Tutti responsabili di scelte sbagliate dopo averli portati in trionfo per una decina di partite.  
E allora tocca fare un'analisi il più oggettiva possibile per capire chi è l'assassino perchè è vero che errare è umano ma perseverare è decisamente romanista. 

Partiamo dalle basi.
La Roma a Roma è da sempre vissuta da tutti come una fede, una ragione di vita, a volte quasi l'unica. 
E ve lo dice una a cui il risultato del week end determina l'umore di tutta la settimana entrante per cui parlo con una certa cognizione di causa.

E viviamo nell'illusione che gli undici in campo amino quella maglia come la amiamo noi. Ma attenzione, non è vero. Sbagliato. Non amano la maglia. Ripeto: non amano la maglia.
Sono undici (+ panca) ragazzini dai 18 ai 30 anni con la terza media che improvvisamente si ritrovano milionari nella città tentacolare per eccellenza dove girano alcol, donne, droga e trippa e dove, se hai i milioni, puoi divertirti un sacco. 
In una città in cui la gente ti venera manco fossi l'icona di San Gennaro che piange sangue. Una città in cui chi ti tocca è morto. 
Se poi sei romano e romanista non avrai mai nessuna colpa. 

E arrivi in una società non società, dove non ci sono regole, dove sei libero di andarti ad ubriacare il giovedì sera al Room 26 perchè nessuno ti dirà niente, tifosi compresi, perchè "ma dai che fico, mi sono fatta un selfie con tizio o caio e lo porterò nel cuore per la vita". 
E se qualcuno prova a parlare entrano in modalità Marchese del Grillo.
Dipendenti di una (non) società che se parli di ritiro o doppia seduta di allenamento  raccolgono le firme - le firme - per annullarla (chissà se il buon Luciano se lo ricordava mentre firmava altro).
E qualora serva, i tifosi mettono le tende per contestare l'accanimento verso ste pore stelle che sono pagate, indovina indovinello, per allenarsi al fine di garantire che a me la domenica non venga la gastrite.

E invece no, noi siamo quelli che quando De Rossi è stato lasciato fuori per 5 minuti di ritardo c'è pure dispiaciuto, pora stella di nuovo. Gli stessi che magari nella vita sanno cosa voglia dire non timbrare un cartellino in tempo. Ma no, porello. 
Cattivo Luis Enrique ma non lo sai che il raccordo è sempre bloccato? Che animo insensibile.
E non è un caso che Luis stia vincendo tutto a Barcellona, anche lasciando fuori Messi per 5 minuti di ritardo, pensa un po'.
Altro problema: qui le radio parlano 24 ore di Roma e per parlare 24 ore di una cosa, un sacco di avvenimenti te li devi inventare, polemiche, gossip, la temperatura della doccia troppo calda e l'erba di Trigoria di 3 mm più alta, chi ha rubato il tramezzino di chi, la crisi nello spogliatoio., amanti, divorzi, tutto fa notizia. La gente quando venera qualcuno vuole sapere anche a che ora è andato in bagno. Ecco, le radio romane sono la versione di Novella 2000 del pallone.  
E danno voce a chiunque e chiunque diventa opinionista, basta che abbia all'attivo 3 giorni in curva o 3 minuti con la maglia. E quando dai voce a tutti e parli di gossip, di cazzate ne dici tante. E nella città in cui tutto è vissuto come una fede va a finire pure che ci credono a quelle cazzate. Un po' come quando durante la messa il prete ci dice che Giuda era il cattivo. Qualcuno ha mai chiesto la versione di Giuda? Qui è uguale: sono le radio che decidono chi è buono e chi è cattivo (e il fatto che De Rossi sia il giocatore più pagato della serie A lo dobbiamo anche a loro - e al fatto che sia romano e romanista e per cui immune da ogni peccato).  E l'allenatore che fino all'altro ieri era portato in trionfo improvvisamente diventa un incompetente prigioniero delle sue idee etc. etc. etc.

A Roma è tutto moltiplicato alla enne. 

Compresi i tifosi. Noi siamo quelli che si entusiasmano e si deprimono in un battito di palpebre. Noi siamo quelli che vinciamo il campionato ad Agosto e pensiamo al prossimo a Dicembre. In cui un allenatore se non vince lo scudetto alla fine del primo anno è un coglione. Alla fine del secondo poi non ne parliamo. Un tifo che vince uno scudetto ogni 18 anni nella migliore delle ipotesi....per cui talmente disabituato ai trofei da non poter aspettare un minuto di più. 
Ecco, è come se fossimo stati single per 10 anni, improvvisamente arriva l'uomo perfetto ma lo lasciamo perchè non ci chiede di sposarci dopo 6 mesi. Tanta è la voglia di un traguardo che preferiamo sperare che la prossima volta andrà meglio e sarà più facile per non impegnarci a vedere come va a finire la storia che abbiamo in corso.

E allora mi chiederete, hai la soluzione? 
Boh, non lo so...ma è come la fisica...se applichiamo sempre la stessa azione ed otteniamo la stessa reazione (ergo non vinciamo un emerito nulla) forse è il caso di cambiare le azioni.

1) la Società deve decidere di fare la società, come la Juve, il Milan o l'Inter, con regole di comportamento e sanzioni e pure politica dei social se capita che su twitter alcuni non si regolano proprio (vedi Castan tra gli ultimi). E se un giocatore si permette deliberatamente di giocare contro la società e contro la squadra deve sapere che sarà punito. Rigore e disciplina e nessuno sconto. Per nessuno.

2) I giocatori devono ricordarsi che sono professionisti pagati per dormire a Capodanno e come tali devono comportarsi. 
Sono pagati per fare il mestiere che tutti i ragazzini sognano da piccoli anche quelli che poi diventano ingegneri. 
Se giochi a Calcio la bella vita la fai dopo i 30. Nel frattempo garantisci domeniche decenti a me.

3) Noi tifosi dobbiamo pretendere il rispetto della nostra intelligenza e forse, mi duole dirlo, imparare ad essere più distaccati. 
Primo: è finito il tempo della Curva Sud, di quella seria, non di quella pantomima che oggi non entra allo stadio per quattro vetri. 
Secondo: Bisogna imparare a fischiare quando serve e ad applaudire quando se lo meritano. Bisogna imparare ad aspettare. Bisogna imparare a non cadere preda di facili entusiasmi nè di istantanee depressioni. Lo so, l'astinenza da trofei è come l'astinenza da droghe ma occorre trovare la giusta dose di metadone.

4) Chiudiamo le radio, tutte. Oscuriamole. Intorno al mondo della Roma e delle radio c'è un sacco di gente che ci magna e ci guadagna...e chi ci guadagna su qualcosa di solito si fa pochi problemi delle conseguenze delle proprie azioni. E se proprio non vogliamo chiuderle facciamo che si parla di Roma un paio d'ore e per il resto cucina, cucito, tennis, hockey....un po' come facevano le mamme quando eravamo piccoli con il tempo per i cartoni animati o il nintendo. Contingentiamo.

5) Serve un allenatore che non diventi amico dei giocatori, che se ne frega degli umori del tifoso e che magari ci stia pure sulle palle. E pienamente supportato dalla società. Uno che si mette la spia nello spogliatoio e che tenga tutto sotto controllo. Un mercenario vero.  Oppure uno cieco e sordomuto. Finita la pacchia.

6) Mi duole dirlo ma tocca dire addio al Capitano. Con una bella festa, piena di gente, di tifo e di colori. Con uno di quei GRAZIE immensi. Ma dobbiamo uscire da questo equivoco per cui solo con l'imposizione del suo tacchetto potrà risolvere tutti i nostri problemi a 39 anni. Ci riempie il cuore ma ha gli stessi limiti di Starwars VII. Punta sull'effetto nostalgia ma ci distrae dai buchi nella trama. De Rossi invece se riuscissimo a metterlo come omaggio assieme alla vendita di qualcun altro potremmo finalmente ammettere che è la più grande incompiuta del panorama del calcio italiano.

7) Questo non risolverà i problemi ma visto che stiamo buttando lì richieste come a Babbo Natale ce lo metto. I calci d'angolo, per pietà, alleniamoci sui calci d'angolo.

Se no, davvero, sarà sempre il maledettissimo giorno della marmotta. Ci sveglieremo sempre come Bill Murray con "I got you Babe" in sottofondo. E continueremo a tentare il suicidio nei modi più strani risvegliandoci e rivivendo sempre il 2 Febbraio.

Per uscire dall'incantesimo, Phil Connors insegna, bisogna cambiare se stessi. E forse finalmente vedremo cosa succede il 3 Febbraio.




ps. Nonostante l'epilogo, vorrei ringraziare Rudi per essere riuscito in un'impresa che non era per nulla facile. Averci risollevato dal 26 Maggio. Poteva essere un lungo incubo. E' stato una breve parentesi.

giovedì, aprile 02, 2015

Profondo Giallorosso?




Tocca dire due parole. Non si può posticipare oltre.


Perchè ad un certo punto tocca trovare un senso o almeno un colpevole. 


A Cluedo so' sempre stata una pippa ma vediamo se passando di stanza in stanza troviamo l'arma del delitto o il colpevole.



L’ALLENATORE

Ora, è vero che in campo non scende lui e che i gol a porta vuota non è lui a sbagliarli però è pur sempre l’allenatore, non può essere privo di responsabilità.

  1. Gli allenamenti:  non ci si può allenare un’ora e mezza al giorno. Non basta. Capisco che abbiate tutti di meglio da fare ma in termini quantitativi faccio più sport io che i giocatori ed io non riuscirei a correre per più di 15 minuti in un campo da pallone. Correre non più di 15 minuti in un campo di pallone...ecco, questa mi pare di averla vista
  2. La disciplina: io lo so che l’amore è una cosa meravigliosa, che il mondo è tutto rosa e che siamo tutti amici perchè la vita è bella. Ma no. Non si può essere schiavi degli ormoni. Non siamo tutti amici: tu sei il capo, loro i giocatori. Questi so’ atleti, non stanno in gita scolastica a Roma. Più disciplina. Chi sbaglia paga. Chi rompe, paga. Chi non gioca, esce. Chi gioca contro, ciaone.
  3. Le scelte: è il problema delle ossessioni. Tipo quella della Champions. Il vero punto di svolta di questo campionato, e continuerò a ripeterlo in eterno, è stata la partita con il Sassuolo. In conseguenza del risultato della Juve della sera prima, quel Sabato doveva stracciare il foglietto, buttare l’Ipad e riscrivere la formazione mandando in campo la migliore Roma disponibile e sperando che col City il martedì dopo non si fossero stancati troppo. Perchè seppure fossimo passati in Champions (e ribadisco, dopo il famigerato tweet, seppure) saremmo andati avanti quanto? Un turno? Su, siamo onesti. Ma se invece fossimo andati a pari punti con la Juve il Sabato sera e il Martedì fossimo usciti con il City (cosa che era scritta dal tweet di Settembre) probabilmente l’avremmo presa tutti un po’ meglio e con uno spirito diverso. Poi con i se e con i ma non si fa la storia ma la sensazione è che avremmo visto un’altra storia. Ah, parlando di scelte...a volte si possono fare cambi anche prima del 70mo e magari togliere Gervinho. Così. Un’idea buttata lì.
  4. L’umiltà. Dopo la partita con la Juventus d’andata, per lungo – troppo  - tempo, la colpa delle nostre amnesie è stata data al sistema, ai gufi, alla sfiga, alle congiunzioni astrali e non ai giocatori e al gioco stesso. Vinceremo lo scudetto non si dice per principio, ma dirlo davanti a quella squadra era allontare le responsabilità e peccare un pizzico di presunzione. E da che mondo è mondo, ste cose ti tornano sempre indietro. Sempre. Per l’appunto

I GIOCATORI

Be’ qualche colpetta direi che ce l’hanno anche loro e anche più d’una.

  1. Lo stile di vita: sembrerebbe (e girano su Internet diverse foto a riprova) che lo stile di vita dei nostri baldi giovani non sia propriamente quello da atleti. Vodka, discoteche, festini vari al Room26 e dintorni perlomeno non credo che siano nel manuale del giovane calciatore professionista o non nella versione che ho in mente io. Io capisco perfettamente che siete giovani in media di 25 anni a cui hanno dato in mano milioni di euro nella città più bella del mondo ma no, non mi fate alcuna tenerezza. Diciamo che avete tutta la vita per godervela sta città e i suoi divertimenti e le vostre giornate future: adesso avete tutto il dovere di non farmi andare di traverso le mie giornate presenti.
  2.  I fondamentali del pallone: ecco, qui conto sul vostro orgoglio. Non posso pensare che, per quanto fatti di alcol, droga e rock ‘n roll, siccome pare siate alcuni dei migliori del circondariato, non siate in grado di dare due calci al pallone meglio di altri che per sapere chi sono li devi cercare su wikipedia in una voce che ha scritto lo zio di primo grado. Suvvia. Date una botta all’autostima. Sono certa che con un minimo di impegno ce la possiate fare a ricordarvi le regole base e i movimenti.
  3. Non so quanto siano voci di corridoio e quanto puro gossip ma nel dubbio ve lo dico: farsi la donna dell’allenatore non è mai una buona idea.
  4.  Calci d’angolo: ve ne prego. Fate un summit, un ammutinamento, decidete un segnale, fatevi di metadone se vi manca troppo, ma i due tocchetti sul calcio d’angolo no. 

SABATINI

Non posso pensare che si sia rincoglionito tutto insieme. Da fumatrice non posso nemmeno pensare che sia arrivato al livello massimo di nicotina consentito dal cervello umano.  Ma l'ha detto da solo, qualche errore lo ha fatto pure lui. A partire dai rinnovi facili, però. Con gli aumenti facili. E con quelli non dati. Perchè lo scorso anno era da vendersi Pjanic e tenersi Benatia anche ipotecandosi la villa a Casal Palocco.
Poi forse sarebbe il caso di rifare qualche corso sulla negoziazione perchè è vero che Naingolaan è bravo ma già avevamo Astori, pure Ibarbo mi sembra troppo. Al limite vediamo di fare un accordo per pecorino e vermentino se proprio ancora dobbiamo prendere qualcosa.
Di Doumbia non so che dire. Mi pare Dahlin con gli zoccoli del Dr Schol ai piedi. 


LA SOCIETA’

  1.  La presenza: probabilmente c’è qualcosa che non funziona. Servono regole. Serve controllo. Servono commi, direzioni e punizioni. Deve finire l’era dell’anarchia. Se qualcuno sbaglia, arriva in ritardo, manda a quel paese l’allenatore, attraversa la strada non sulle strisce multe e strategie punitive. Serve mettere in riga tutti. Compratevi un delatore, una webcam, quello che volete ma sono sempre i ragazzini di 25 anni di cui sopra. Li avete avuti 25 anni? Ecco, be’, vedete voi.
  2. Le regole: di comunicazione soprattutto.  Regole su cosa si può o non può postare, con chi e in che occasione tocca farsi fotografare. Come sopra. Indirizzi precisi e il primo che sgama dietro la lavagna. E se poi fanno un Roma-Fiorentina-3azerosottoinventiminuti (uguale a Roma-Cagliari-dueaquattropaperacompresa o a Genoa-Roma-quattroatrequandovincevitreazero) perchè gli gira male, tutti in ritiro H24 a pasta al pomodoro e acqua per 7 giorni. E magari qualche giro ginocchioni sui ceci.
  3. Cambiate il social media manager: lo so, siete americani, magari più sportivi. Forse un giorno lo saremo anche noi ma se ci chiedete chi è il migliore in campo dopo Roma-Sampdoria ci rode il culo.

LE RADIO

Basta. Smettela di aizzare le piazze contro uno e a favore dell’altro. Se ancora non abbiamo venduto De Rossi la colpa è sopratutto vostra. Parlate di pallone se volete ma inserite rubriche diverse che so, puntate su una rubrica di cucina, dice che va molto ultimamente.


I TIFOSI

E’ ora di crescere. 
Tutti. 
Punto 1: Basta innamorarsi dei giocatori. Sono dipendenti di una società deputata a farci divertire la Domenica (o in altro giorno disposto da mamma Sky). Punto. Se se ne vanno lasciamoli andare, facciamoci forti, basta scenate. Sono davvero mercenari, se no giocherebbero gratis gloria et amore Romae.
Realizziamo questo punto e forse non sarà più facile ma più semplice.
Punto 2: Se tifiamo perchè tifiamo e basta allora mandiamo in campo la Primavera tanto è solo l’onore della maglia. 
Non prendiamoci in giro. 
Siamo sicuramente i più presenti, pazienti e innamorati ma sono convinta che non ci voglia una seduta su un lettino dello psicologo per sapere che se stiamo lì tutte le domeniche è anche sperando che prima o poi vinceremo qualche cosa, non foss’altro per statistica. 
Punto 3: E’ vero, siamo belli, i più belli di tutti ma magari 4 fischi dopo Roma-Bayern invece di "vinceremo il tricolor" ci stavano, ecco tutto. Che poi se ci prendono per il culo un po' ce lo siamo meritato.
Punto 4: gentilissimi occasionali, meno, anche meno.


Detto questo o siamo tutti un po' colpevoli o l'assassino è il maggiordomo: per cui troviamolo e risolviamo al volo.


Ma ci sarebbe una piccolissima questione che mi sta a cuore.


Vorrei evitare che dopo il 26 Maggio mi facciate andare di traverso anche il 24. Ecco. 

Decidete. Arrivate 4 punti sopra o quattro punti sotto ma fatemi stare serena.


Intanto Sabato saremo di fronte ad uno dei nostri pezzi d’autore migliori. 
Il Napolidopolapausa.
Sceneggiatori dell’orrore già stanno prendendo accordi con la società per la prelazione. 


Già lo vedo: “Profondo Giallorosso”.   
Nelle migliori sale a partire dal 4 Aprile.

Ve ne prego, anche no. 
Boicottiamo il cine-colombone di Pasqua.

mercoledì, febbraio 11, 2015

16 modi di dire Verde




Verde Menta: perchè laddove non può il borghetti tocca buttarsi sulle gradazioni alcoliche di un mojito, accompagnato poi da uno xanax dice che funziona meglio. 
 

Verde Acqua: come quella che fa la nostra difesa.


Verde Limone: che è astringente e ultimamente c'è da farsela sotto spesso e volentieri.

Verde Prato: ve lo ricordate il prato? Quello dove si dovrebbe correre avanti e indietro (e magari sulle fasce qualora capiti)

Verde Petrolio: che serve un po' di benzina. Ah, se serve.

Verde Palude: che sembra proprio che sul gioco ci siamo impantanati.

Verde Pallido: come il nostro attacco.


Verde Bottiglia: fondo di bottiglia. Fondo. Di.

Verde Acido: come quello che abbiamo nello stomaco.

Verde Olivastro: come il colore che ci sta venendo per l'acidità di cui sopra.

Verde Mimetico: come il gioco che esprimiamo perchè non c'è altra spiegazione se non la mimetizzazione se non vediamo più quello espresso fino ad Ottobre.

Verde Arlecchino: che la storia che compri Ibarbo che deve sostituire Iturbe e poi si rompe per un periodo uguale o maggiore fa tanto scherzi a parte e Carnevale. 

Verde Smeraldo: materiale prezioso > avorio > Costa > Gervinho > te prego torna 

Verde Speranza: non ci resta che affidarci a questa.

Verde Primavera: ci rimane solo quella a cui attingere, un bollettino medico che tocca fare le convocazioni su Facebook per mettere insieme un 11 completo. 

Verde Daniele: anni 18, dalla primavera di cui sopra. Che entra in campo con quella strana presunzione di dire "scusate, che giochiamo a pallone? Sapete, quel gioco in cui l'obiettivo è tirare dentro la porta e segnare un gol in più dell'avversario". La voce dell'innocenza. Un po' come i bambini che tirano fuori quelle perle di saggezza che quando le senti dici "ma com'è che non ci abbiamo pensato prima?". Giocare a pallone. Tirare in porta. Tiè pure segnare se capita. E vincere a Cagliari per due anni di seguito.

16 modi di dire Verde (citando il titolo di una canzone di Niccolò Fabi).
Verde. 
Speranza, Primavera, Daniele. Fate voi ma è Verde.
Come ai semafori.
Noi vi suoniamo il clacson ma voi ingranate sta marcia e andate avanti. 



martedì, febbraio 03, 2015

L'involuzione della specie

Dunque dunque dunque.
Mumble mumble mumble.
Tacci, tacci, tacci.

Quanto sopra riassumerebbe serenamente il mio pensiero sulle ultime partite.
Ma cercherò di andare oltre all'inconsapevole haiku anche se tutte le parole che mi vengono in mente credo siano da fascia oraria protetta.

Però ci ho pensato tanto questi giorni.
E rileggendo le ultime pagine scritte mi rendo conto che era tutto previsto, con buona pace del teorema del limite centrale.

Facciamo un attimo il punto.
Ci ritrovammo a Novembre dello scorso campionato a capire il nostro personale Sliding Doors
Quello che sarebbe accaduto prendendo il treno e cosa invece successe perchè quel treno lo perdemmo.
Fu poi necessario, qualche tempo dopo, analizzare invece il rebus dell'inquisizione spagnola per realizzare che la Gwineth Paltrow fica ci aveva rimesso le penne e quella più sfigata doveva imparare dal suo più grande fallimento.

Ed ironia della sorte, rileggendo e rileggendo, la frase che mi ha colpito è stata 

"Il Sassuolo è stato il punto di ricongiungimento della nostra storia"

SBADABUM.

I SerpeVerde. Sempre loro.

Ora cerchiamo di seguire un ragionamento logico per spiegare quanto di illogico questa squadra sta dimostrando applicando le premesse di cui sopra.

Siamo stati fichi per un bel po'. 
Lasciato il fedifrago traditore, eccoci con capello corto e biondo, lavoro di successo, un uomo incontrato per caso che si rivela l'amore della nostra vita a riprendere in mano la nostra esistenza.
Poi ad un certo punto, come nei migliori paradossi temporali di Zapotec e Marlin, le due realtà parallele si sono dovute incontrare e sovrapporre per riprendere un unico flusso.
La fica col capello biondo è drammaticamente morta lasciando alla più scialba il compito di ribaltare la propria vita. 
Della serie: "Bella de casa, ora ti ho fatto vedere come si fa, vedi un po' che devi fare".
Le porte dell'ascensore si chiudono e lei si trova a tu per tu con quello che il destino ha deciso essere la sua possibilità di essere felice.
Logicamente quello che dovrebbe succedere dopo è talmente ovvio da sembrare scontato.
Lei dovrebbe accannare l'ex traditore e fedifrago che purtroppo è sopravvissuto nella dimensione temporale, cominciare a frequentare quest'uomo gentile, intelligente e completamente perso per lei e finalmente dare inizio alla sua felicità.
Ecco. 
Questo quello che dovrebbe succedere logicamente. 
Infatti, effettivamente, quanto sopra non è quello che è successo, ma quello che speriamo che succeda quando la parola The End appare sullo schermo.
Come spettatori di questo film, speriamo sempre per il lieto fine. 
Anche solo di immaginare che si  lotterà per averlo.
Siamo degli inguaribili romantici, non ci sta niente da fare.

Ma, se il sillogismo funziona e se Gwineth è la Roma, senza che venga fatto un sequel di Sliding Doors, vi posso dire, senza timore di smentita, che non è successo nulla di tutto ciò.

La nostra Gwineth, seppur cosciente di poter ambire a qualcosa di più è ricaduta nel conforto dei vecchi schemi. 
Magari avrà accannato l'ex per un po' e frequentato il nuovo amore, sarà andata dal parrucchiere 2 o 3 volte, avrà cercato di avviare la sua società. 
Poi ad un certo punto si sarà stufata della ricrescita e della tinta ogni mese, avrà avuto il terrore della libera professione, l'ex sarà tornato pentito dichiarando amore eterno.
E lei ci sarà ricascata di nuovo.
Sarà tornata al triste caschetto con la frangia.
Avrà abbandonato l'uomo della sua vita ed una felicità futura ma incerta per un flebile e confortevole ricordo di una felicità passata  ma certa.
Avrà scelto un lavoro ministeriale per non rischiare di rimanere col culo per terra.
Avrà scelto di non avere quell'adrenalina da nuove scoperte ma di tenere il lexotan del conosciuto.
Questo ha fatto Gwineth, fidatevi.
Ha scelto un passato dove era stata felice forse 14 anni fa per non vedere se nel futuro poteva essere felice domani.
Ha messo la testa a posto. 
Via grilli ed elastici colorati.

E così abbiamo fatto noi.
Belli e piacenti per più di uno scorcio di campionato.
Ad un passo dall'abbandonare il nostro ex storico (il secondo posto) per poter cercare di raggiungere l'uomo della nostra vita (lo scudetto).
Pronti a buttare sangue e sudore per quell'obiettivo per un po' per poi preferire un po' di affanno in meno ma la calma e la serenità che il non avere ambizioni comporta.
Tutte le volte che eravamo lì per saltare, ecco l'ex pronto a farci l'occhiolino e, si sa, da sempre gli ex tornano sempre quando sei pronto a lasciarli andare giusto il tempo di tirare quel guinzaglio che non vediamo ma sta sempre lì a tenerci legati. 
E, altrettanto da sempre, non opponiamo resistenza e facciamo quel passetto indietro così velocemente che ci dimentichiamo la fatica per farne anche solo mezzo avanti. 
Siamo quelli forti a parole. 
Abbiamo scelto di tornare dove eravamo prima che le porte del treno si chiudessero.
Di non provarci nemmeno a vedere se potevamo essere qualcosa di più. 
Di scegliere il rasserenante conforto che ti dà la terra di mezzo, quella dove sei non troppo in alto per precipitare nè troppo in basso per affondare.

Facciamocene una ragione, mia cara Roma.
Noi non siamo una donna spregiudicata che sta bene senza trucco e con le ballerine ai piedi, una di quelle che comunque vada cascano sempre in piedi. 
Noi dobbiamo fare un salto dall'estetista, cercare se possibile qualche centimetro in più e alla fine siamo gente di cuore, pure troppo e se le cose possono andare in un verso sicuramente sarà quello contrario.
Noi le cose ce le dobbiamo sudare. E non ci possiamo permettere di riposare.
Ci si nasce. Non ci si può far niente.
E' l'evoluzione della specie.

Secondo Darwin l'evoluzione di cui sopra nasce dalla selezione naturale e dalla lotta continua per la sopravvivenza dove sopravvivono solo gli individui più adatti. 
Qui più che altro c'è solo l'involuzione della specie e chi non si evolve non fa una bella fine, credetemi.
Per cui, visto che non ci siamo nate, o cerchiamo di essere giraffe col collo lungo o moriremo di fame nei secoli dei secoli. Amen.








 


giovedì, dicembre 11, 2014

E anche stasera...

(Dopo una lunga latitanza. Interno Giorno)

Mi ero ripromessa che non avrei scritto nulla fino all'11 Dicembre.

Soprattutto dopo il rovinoso tweet del Social Media Manager dell'As Roma che praticamente ha avuto lo stesso effetto che ebbe quello che mentre entravo al cinema a vedere "I soliti sospetti" disse "il colpevole è lo zoppo". 
Praticamente come vedere un film fichissimo sapendo già come va a finire.
Che Dio lo abbia in gloria e che venga messo al rogo a Campo de' Fiori. 
Immantinentemente. 
Lui e quello del cinema visto che ci siamo.

Ma se ieri avevo una sensazione addosso era proprio quella di vivere una giornata come ne ho vissute tante nella mia vita da tifosa. Con l'invariante che sono tutte finite a cazzo. Tutte. 
Pure quella di ieri.
La coerenza nella vita è importante.

Cominciando dalla finale di Coppa Uefa con l'Inter, la finale con il Torino, lo Slavia Praga, la partita di Venezia, la Sampdoria per non citare la famosa coppa in faccia. E ne ho tralasciata qualcuna. E mentre ripercorrevo la lista ieri con papà prima di entrare allo stadio, il laconico commento è stato "E meno male che non ricordi nitidamente Liverpool e Lecce".

30 anni di giornate in cui siamo artefici del nostro destino e cadiamo sempre nel solito, esatto, identico errore.
Ci caghiamo sotto.

Ieri sera come Sabato con il Sassuolo. Stiamo sempre lì e poi, invece di prenderci ciò che ci spetta, ci ritroviamo sempre a sperare in un passo falso degli altri. 
Per poi vederli festeggiare, nella maggior parte dei casi sempre a casa nostra. 
Perchè a noi, oltre ai danni, piacciono anche le beffe.

Ma voglio dire: se anche Ron Moss ha lasciato il ruolo di Ridge potremo pure noi lasciare quello di eterni secondi, no? Se ce l'ha fatta lui sono certa che ce la possiamo fare anche noi.

L'uscita dal girone, pur difficilissimo, ce la siamo cercata. Non tenendo palla a Mosca per 30 maledetti secondi e puntando ieri allo 0-0 visto che Marte, Plutone e Giove si erano allineati a Monaco.
Il pareggio con il Sassuolo ce lo siamo cercato non cambiando una formazione evidentemente sbagliata per come la partita si era messa dopo pochi minuti perchè ci si doveva riposare per la coppa.

E a chi mi dice: va be', ma che vuoi, ma te lo ricordi come stavamo due anni fa.....

Ve lo dico chiaro cosa voglio:
Voglio vincere.


Abbiamo tutte le carte per farlo.

Però mi sembra che ormai riparafrasando Roberto Carlino non vendiamo realtà ma solidi sogni. Infranti.

Quelli del tipo vinco con il Sassuolo, pareggio in coppa e passo.
Ah no, ho pareggiato con il Sassuolo ma tanto vinco in coppa e passo.
Ah no, ho pareggiato con il Sassuolo e ho perso in coppa e non sono passato.
Ah, se avessi vinto con il Sassuolo.

Fondamentalmente stiamo sempre con la testa una partita avanti e con i punti una partita indietro.

Che poi anzi. 
Ritratto. 
Non è che voglio vincere. 
Cioè, detta così pare brutta. 
Sì, voglio vincere ma se non vinco voglio vedere una squadra che ci prova fino alla fine.
Che ci crede.
Con volontà.
Con cattiveria.
Cor veleno.

L'anno scorso abbiamo perso due scontri diretti su due e sbagliato tutte le partite importanti. Ma quando siamo usciti dalla Coppa Italia tutti a dire "meglio, nel periodo della finale saremo concentrati sullo scudetto, meglio così". E infatti nella concentrazione di Maggio siamo riusciti a perdere con Juve, Catania e Genoa per non farci mancare niente. E a farci prendere pure per il culo da Osvaldo. Danni e beffe. L'ho già detta mi pare.

E forse un po' siamo noi. 
Perchè è vero che in campo scendono loro ma se ci chiamano dodicesimo uomo in campo forse un po' di colpa è pure nostra.
Ieri sera al solito un grande pubblico. 
Sono la prima ad applaudire la squadra. 
"La Roma non si discute. Si ama." 
E' il primo comandamento.

Ma ecco, vengo a dire che se alla fine da pazzi invasati cominciamo a cantare a ripetizione ai ragazzi sotto la curva "Vinceremo il tricolor", non è che li stiamo caricando un pizzico troppo di responsabilità? 
Che poi se non succede sai che palle.
Poi dici perchè al momento giusto si cagano sotto.
Basta chiacchiere.
Basta tre punti in tasca prima di giocare.
Basta sapere già cosa succederà a Maggio. Che già è difficile sapere che succederà domenica che non ce la portiamo da casa.
Basta.
Piedi per terra.


Basta Sogni
Daje di SOLIDE REALTA'.

Perchè se no, a forza di farsi i film, avremo sempre la stessa sensazione.

Che anche stasera.....